Implantologia Estetica

Negli ultimi decenni l’implantologia ha subito una serie di evoluzioni concettuali. Dagli anni 70–80 in cui l’attenzione era rivolta all’osteointegrazione, tuttora requisito indispesabile per il per il successo della terapia implanto-protesica, si è passati a gli anni 90 alla ricerca di un’osteointegrazione in condizioni caratterizzate da scarsità qualitativa e quantitativa dell’osso a disposizione.L’evoluzione della geometria e delle superfici implantari, associata ad una evoluzione delle componenti protesiche ha portato non solo ad un notevote aumento della “sopravvivenza” implantare ma anche ad un miglioramento dei tessuti periimplantari. Tale evoluzione è attribuibile in particolare modo alla connessione impianto-moncone, infatti da connessioni a sistema avvitato si è passati al concetto di conometria. Una connessione conometrica assicura una drastica riduzione del gap moncone-impianto con conseguente efficacia e affidabilità a lungo termine, associata all’ottimo mantenimento del livello osseo, alla qualità dei tessuti molli peri-implantri e pertanto all’estetica gengivale, requisiti per cui alcune tra le più affermate case produttrici di impianti del mondo sono passate da sistematiche avvitate, a metodiche caratterizzate da accoppiamento conico.

Nell’immagine di sinistra potete vedere la radiografia della connesione dell’impianto “exacone della leone” sottoposto ad un carico di 200n; come è evidente fra il moncone e l’impianto non c’è alcun microgap. Non si riesce a distinguere un elemento dall’altro, sembra un unico pezzo. Nell’immagine a destra, invece, nelle stesse condizioni vediamo che lo spazio fra moncone ed impianto è ben evidente.
In questo gap che si insinuano i batteri i quali sono causa dei processi infiammatori che portano a perdita d’osso, estetica discutibile e nel tempo eventuale perdite dell’impianto.

La connessione tra cono maschio del moncone ed il cono femmina dell’impianto, ottenuta tramite una pressione, si realizza poiché le microasperità della superfice del moncone compenetrano le microasperità della superficie dell’impianto, dando luogo ad una sorta di “saldatura a freddo” con conseguente sigillo microbiologico.

Si deduce facilmente che l’assenza di batteri dovuta alla connessione conometrica porta ad notevole miglioramento dell’estetica gengivale, con completo recupero delle papille interdentali.

Alle importanti accortezze finora presentate si deve affiancare l’utilizzo di manufatti protesici in zirconio: moncone e corona.

Il moncone in zirconia presenta importanti vantaggi:

  • ottimo condizionamento della mucosa grazie alla forma anatomica
  • estetica ineccepibile mantenuta nel tempo
  • eliminazione di residui di cemento nello spessore dei tessuti molli, in quanto la chiusura della corona può essere realizzata a filo gengiva

Il procedimento impiegato con l’appareccchiatura cad-cam per la realizazione del moncone è stato utilizzato anche per la struttura in zirconia della corona sull’impianto.

Quest’unltima grazie alla sua struttura molecolare presenta un’ottima refrazione della luce conferendo a tutto il manufatto protesico un effetto naturale difficilmente distinguibile dai denti reali.